Polo Nord

Artic 1

..nel 1928 una spedizione scientifica, comandata dal capitano Umberto Nobile e condotta a bordo del dirigibile esplorativo “Italia”, interrompe tragicamente il suo programma a causa dello schianto del dirigibile sulla banchisa polare, la maggior parte degli uomini verranno salvati poichè la navicella rimane sulla banchisa ma 6 di loro rimangono sul dirigibile ormai fuori controllo, in balia del vento e a meno 40 gradi…

La vicenda del salvataggio dell’equipaggio rimasto sulla banchisa è ben documentata ed è anche stato fatto un film-documentario “Tenda rossa”. Quello che si conosce poco ed ancora avvolto nel mistero, sono i tentativi di ricerca degli altri 6 uomini…

…due intrepidi coraggiosi tentano quindi una ricerca disperata dei sei superstiti. Li accompagnano una muta di cani da slitta, gli unici in grado di attraversare la banchisa in questa avventura reale…

Ho recuperato quello che sembra essere l’unico libro-documento scritto su questa iniziativa, ennesima prova di collaborazione tra uomo e cane.

artic 2

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Seguiranno molti ulteriori aggiornamenti in questa pagina del sito:  mano a mano che le informazioni verranno trovate, verificate e pubblicate.

Seguiteci anche voi per rivivere questa straordinaria avventura….iniziamo ora….

 

 

slitta

E’ interessante notare che questo concetto di “slitta flessibile” espresso sopra nel libro non ha riscontri in nessuna costruzione moderna di slitte per cani.

Inoltre, non ho trovato finora tracce di costruzioni flessibili presso le popolazioni nordiche. Le slitte utilizzate infatti, pur differendo per dimensione, hanno più o meno lo stesso concetto costruttivo, qui sotto illustrato:

slitta rigida

 

In passato le slitte esquimesi (QOMATIQ) erano fabbricate con il legno delle navi affondate, le ossa, le corna di caribù, i tendini animali e tutti i materiali che potevano essere utilizzati. Molte tecniche ingegnose erano usate per ridurre la frizione dei pattini sulla neve. L’osso di balena immerso nell’acqua, al fine di ricoprirlo di uno strato di ghiaccio, si rivelò un materiale ideale. Uno spesso strato di fango, pulito di ogni materia abrasiva e scaldato alla giusta temperatura, era steso sui pattini delle slitte e poi piallato per formare una superficie liscia. Per completare l’operazione, si cospargevano i pattini d’acqua, che gelava immediatamente e formava una superficie completamente liscia e scivolosa. Nei periodi di freddo intenso, gli Inuit amalgamavano terra con urina, formando un impasto resistente e meno friabile che la sola acqua. Nei periodi più caldi, a causa delle sua qualità adesive, applicavano del sangue di foca sui pattini prima di bagnarli con acqua. Le slitte oltre ad essere un mezzo di spostamento veloce sulla neve e sul ghiaccio servivano anche per cacciare. Per catturare le foche, i cacciatori avanzano sulla slitte nascosti dietro a un piccolo velo bianco, in modo da mimetizzarsi con il paesaggio. A trainarle sono cani eschimesi , talvolta incrociati con lupi. Questi animali, una decina, sono veri e propri atleti. Possono percorrere un centinaio di chilometri e fare a meno di cibo anche per due o tre giorni. Per bere, lappano la neve con la lingua, senza nemmeno fermarsi a riposare. Il cane di testa, scelto per la sua forza e la sua intelligenza, è una guida preziosa perché sa trovare la strada attraverso la banchisa. I cani dormono sempre all’aperto e si cibano di pesce essiccato

 

slitta esquimese

 

Nel 1971 un’altra spedizione italiana diretta al Polo Nord utilizza strumenti tradizionali (slitte trainate da cani, indumenti di pelliccia, etc.) per la traversata, nonostante all’epoca fossero già disponibili le motoslitte. E’ la spedizione dell’alpinista Guido Monzino (…ma questa è un’altra storia…)

cani e slitte su iceberg

 

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….prossimi aggiornamenti in preparazione.

 

 

 

 

 

 

 

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